I rimedi alla recessione
Secondo il Fondo monetario internazionale, la crescita mondiale nel 2009 sarà appena dello 0,5 per cento (e per l’Italia si prevedono due anni di recessione e prospettive “cupe”). Ci si avvicina così alla previsione di crescita zero, sotto la quale si potrebbe individuare una recessione mondiale.

Secondo il Fondo monetario internazionale, la crescita mondiale nel 2009 sarà appena dello 0,5 per cento (e per l’Italia si prevedono due anni di recessione e prospettive “cupe”). Ci si avvicina così alla previsione di crescita zero, sotto la quale si potrebbe individuare una recessione mondiale. In realtà il mondo è diviso in due: da un lato i paesi in via di sviluppo che crescono del 3,3 per cento e dall’altro le economie avanzate in recessione. Con un paradosso: che la recessione europea sarebbe del 2 per cento e quella degli Stati Uniti, il paese in cui la crisi finanziaria è nata e ha assunto le maggiori proporzioni, sarebbe dell’1,5 per cento. Il Fondo ammette che le sue previsioni sono ancora incerte. Probabilmente la sua stima è condita con una salsa franco-statunitense, per stuzzicare i governi europei e la Bce a fare di più. Peraltro, nel caso dell’Italia, riconosce – tremontianamente – che non ha spazi per manovre ampie, considerata la mole del debito pubblico.
Comunque, dato che il motore dello sviluppo si trova oramai soltanto nei paesi emergenti, che hanno perso la dinamica che loro derivava dalle esportazioni in quelli avanzati, l’attenzione del Fondo si rivolge ai secondi. E si concentra sulla questione finanziaria, ancora in gran parte irrisolta. Manca una classificazione delle società secondo la loro solvibilità a medio termine. Per il Fondo, peraltro, questa analisi non dovrebbe soltanto servire per separare le banche e gli altri intermediari finanziari solvibili da quelli in difficoltà, ma anche a quantificare gli interventi, che dovrebbero consistere in ricapitalizzazioni degli istituti che meritano di non fallire e nel ritiro dei titoli tossici in circolazione tramite bad bank. Poiché non si sa quanti siano questi titoli, chi li abbia, quanto si debba pagare per ritirarli, quali intermediari finanziari “meritino” di essere salvati e con quali criteri si debba valutare questo merito o demerito, la ricetta del Fondo non si presta a un’agevole quantificazione. Ma resta da domandarsi se, con i mezzi a disposizione, non si possa meglio contrastare la recessione dei paesi avanzati con interventi per l’economia reale consistenti in investimenti pubblici e spese sociali.